Secondo le istruzioni che mia sorella mi ha dato una volta sbracato a Newark (New Jersey) avrei dovuto prendere il bus fino all'aeroporto La Guardia (NYC). Una volta arrivato avrei dovuto telefonare ad un numero di cellulare al quale avrebbe risposto un sua cara amica di nome Lukana che sarebbe venuta a prendermi con un Honda grigia di notevoli dimensioni e mi avrebbe riconosciuto per via della mia valigia rossa.
Il piano era un po' elaborato ma sarebbe potuto funzionare se non fosse che al primo punto invece che prendere un biglietto del bus acquisto quello di un taxi collettivo. Quando capisco l'errore mi trovo su un furgone a 9 posti con un ragazzo di colore molto nervoso, un bianco sulla quarantina al quanto accaldato che si lamenta continuamente con il guidatore per via della politica estera dell'amministrazione Bush (o almeno così mi è sembrato). Colgo il momento propizio e porgo la questione al tassista che con una certa fatica legge l'indirizzo e dopo qualche secondo di meditazione mi dice: "Ok, man".
A quel punto capisco la causa del nervosismo del ragazzo di colore, deve prendere un aero dal JFK ed il tempo era già al di sotto della soglia minima che io avrei sopportato. L'ulteriore deviazione causata dalla mia richiesta è stata la scintilla che ha innescato una discussione dai toni accesi. Dopo circa cinque minuti di alterco l'autista ferma il furgone e mi fa scendere in una zona piuttosto periferica e biascica qualcosa che a me ha suonato più o meno:"Sei arrivato adesso non rompere i coglioni che ho fretta".
Alcuni indirizzi americani sono formati come in Italia dal nome della via e da un numero civico altri invece usano un sistema un po' meno immediato. Sono formati da un numero di 5 o 6 cifre seguito da un nome, le prime cifre indicano il numero delle due strade che si incrociano e le ultime il numero del palazzo il nome indica semplicemente la zona.
Potete immaginare la mia preoccupazione nel trovarmi in un luogo sconosciuto con una valigia enorme e stanco morto per via del viaggio, a complicare la situazione si è messa anche la paura di aver perso il numero di telefono di Lukana nello scendere dal taxi.
Mentre mi ravanavo nelle tasche furiosamente mi si avvicina un signore sulla sessantina, faccia pacifica e sguardo stralunato che mi dice:"Are you looking for address?".
"Yes, I'm." e siccome nel frattempo avevo trovato il biglietto con l'indirizzo ed il numero di telefono aggiungo "55 3....", senza darmi retta continua "Are you looking for Lukana? I'm her father".
Mi sorride e mi porta a casa sua.
A New York attualmente conoscerò un decina di persone o poco più e il padre di Lukana lo ho già incontrato (oltre a quanto appena raccontato) per caso in metropolitana e pochi minuti fa qui a Central Park. O abbiamo una sorta di affinità elettiva o NYC non è poi così grande.
2 commenti:
il tuo arrivo fantozziano è molto divertente, le mie colleghe ed io ci siamo divertite a leggerlo! in bocca al lupo...ciao silvia
Ho letto le tue avventure e impressioni su NY, il tuo umorismo fa sembrare tutto facile e piacevole, non so che tipo di lavoro stai cercando ma potresti cominciare come scrittore.
Ti auguro di realizzare il tuo sogno di felicità adesso che sei diventato newyorkese, visto che sono passati più di 10 giorni che sei a NY.
Tantissimi auguri
Anna (mamma di Silvia Chiodi)
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