LA PARTENZA

lunedì 23 aprile 2007
La differenza risulta lampante quando guardando la carta d'imbarco si nota la scritta “WORLD TRAVELLER”. E' quando ho messo gli occhi su questo dettaglio all'aeroporto di Londra che ho capito. Ho capito che il dado era tratto e che bisognava soltanto attenderne il risultato.

E' tutto il giorno che ho uno strano buonumore che mi pervade, un senso di leggerezza che non dovrebbe essere usuale quando si affrontano situazioni nuove e dal futuro incerto, ma in realtà non mi sono quasi mai preoccupato per il viaggio, anzi, se ho avuto dei momenti di incertezza o di inquietudine era per paura di non riuscire a sistemare le questioni che avevo lasciato in sospeso in Italia. Penso di aver chiarito tutto, forse non nel migliore dei modi e certamente non con il migliore dei risultati, ma d'altra parte si è mai visto cominciare un grande viaggio senza uno sfondo di leggera ed impalpabile malinconia.
Cosa c'è di meglio che struggersi per la lontananza da casa per esaltare le gioie della scoperta. L'importante è non portarsi in valigia i rimpianti o peggio ancora problemi da risolvere, in tal caso il bagaglio sarebbe troppo pesante e si rischierebbe di non godersi a pieno il viaggio.
Oggi sull'areo da Milano a Londra ho incontrato Vittorio Zucconi (americanista de “La Repubblica”), mi è sembrato un segno e non ho potuto fare a meno di dirgli:"Sig. Zucconi sto andando a New York per tre mesi cosa mi devo aspettare?". Lui dopo aver inquadrato lo scopo del mio viaggio con tre o quattro domande secche mi risponde:"Vede, lei ha comprato un biglietto della lotteria, non si aspetti di vincere di sicuro, ma vedrà che comunque si divertirà".
Tanto mi basta.
In questo momento sono sull'aereo tra un americano di mole sostenuta, di aria bonaria e di una gentilezza squisita ed una vecchina di origine indiana che sfoggia un inglese peggiore del mio nonostante il suo passaporto del Regno Unito. L'americano mi ha aiutato a compilare il foglio dove dichiaro di non essere stato un collaborazionista nazista tra il 33 ed il 45, sono dispiaciuto delle mie difficoltà a comunicare. Mi è simpatico epidermicamente. Dovunque volto il capo vedo una moltitudine di razze e sento un miscuglio di lingue.
E' stato bello tornare a casa. Sapere che i tuoi amici sono pronti a sostenerti quando ne hai bisogno. Sapere che la tua famiglia approva quello che fai senza fare domande perché si fida di te. Ma più nuoto in questa situazione più mi accorgo di essere nel mio elemento.
Già. Sono un pesce e finalmente sono nel mare.

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