Mi sveglio piuttosto presto per via del fuso orario ed esco subito per andare a Manhattan, mentre sto andando verso la metropolitana mi accorgo di non aver fatto colazione ed entro un locale dall'aria dimessa dal quale fuoriesce un odore di fritto poco usuale in Italia soprattutto intorno alle otto del mattino. Quando realizzo che di caffè e briosche non c'è neanche a parlarne prendo il coraggio a due mani e ordino la colazione dei campioni, che comprende: due uova strapazzate, panchetta fritta, patate alla piattra, pane imburrato e un enorme caffè con latte e zucchero.
Nel complesso devo dire di aver gradito e di aver mangiato con gusto.
Detto questo prendo la metropolitana fino a Time Square e poi mi dirigo a piedi verso downtown.
E' difficile descrivere quanto è affascinante NYC, mi è anche difficile capire se la sua bellezza è assoluta o sono i miei gusti che aderiscono alle sue caratteristiche.
NYC è la metafora del sogno americano, Park Avenue con le sue limousine e le sue case esclusive non dista più di quattrocento metri dalla VIII Avenue dove si possono vedere palazzi di edilizia popolare ed anche una sorta di degrado.
Il traffico è presente, ma non invadente, i marciapiede sono ampi ed il pedone è rispettato. Le strade principali di Mannathan sono a 6 corsie ed a senso unico. Fuori dalle ore di punta è possibile parcheggiare ai lati della strada e quindi le corsie transitabili diventano quattro.
La freepress è disponibile sia in inglese che in spagnolo.
NYC non è una città perfetta. Alcune strade hanno buche grosse come crateri, gli automobilisti suonano il clacson, i pedoni attraversano con il rosso, ma si respira ottimismo. C'è nell'aria l'odore dei sogni realizzati. Si respira la speranza e la voglia di vivere.
Sono partito perché ho passato troppo tempo senza ascoltare le persone e volevo porre rimedio a questa mia mancanza.
Mi sa che ho scelto il posto giusto.
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